Alberi, città e surriscaldamento globale. Intervento su Radio Città del Capo

Il 22 luglio 2019, su Radio Città del Capo, è andato in onda un intervento da parte del Presidente AIDTPG, Roberto Diolaiti, sul tema “Alberi, città e surriscaldamento globale” . Intervistato anche Fabio Salbitano, docente di selvicoltura all’Università di Firenze.

Si è parlato di servizi ecosistemici, di foreste urbane e della loro differenza con la foresta in natura, e di corretta gestione del patrimonio verde delle città.

La gestione della foresta urbana, gli alberi “fuori foresta”, è necessariamente diversa dalla selvicoltura”, ha detto Diolaiti, “la foresta in campagna prevede una gestione produttiva o naturalistica; in città, l’attenzione deve essere decisamente maggiore perché si tratta in una città media di 80-100 mila alberi, nulla in confronto alle foreste, ma alberi che vanno dai 2 ai 30 metri, almeno metà dei quali già maturi, che quindi devono essere gestiti in modo puntuale.  I principi da applicare sono profondamente diversi. Occorre programmazione. Si parla di 4 fasi: conoscenza, monitoraggio, gestione vera e propria e, fase decisamente importante, il rinnovo. Le piante sono esseri viventi e come tali hanno un ciclo vitale: crescono, ma arrivano ad un momento in cui o si ammalano, o muoiono. Le piante in città sono soggette a molti attacchi, scavi alle radici, lavori e parcheggi, clima alterato. In caso di caduta hanno un bersaglio (effetti della caduta) molto più gravi di quello che può accadere in una foresta. Gli alberi in città vanno rinnovati, e si rinnovano in base a dei criteri ben precisi, che tengono conto delle loro condizioni fitosanitarie (sofferenza anche causata dai cambiamenti climatici) e della capacità di catturare anidride carbonica. Esempio gli ippocastani a Bologna, che ultimamente iniziano a perdere le foglie già in estate, quando invece dovrebbero ombreggiare ancora. L’albero immagazzina CO2 e in compenso elargisce ossigeno. Alcune specie sono più aggredite dagli agenti fungini. Alcune piante hanno caratteristiche infestanti e hanno una crescita più veloce, ma con legno meno compatto e meno resistente, e riescono ad occupare spazi lasciati liberi. Quando arrivano eventi climatici violenti anche alberi secolari non resistono.  Lo sforzo è quello di cercare di implementare sempre più il patrimonio arboreo, mettendo a dimora alberi più grandi delle piante forestali, almeno 2 metri di altezza, in modo da garantire di più l’attecchimento e inoltre aiutare di più nell’azione di contrasto al cambiamento climatico e all’inquinamento. ”
Aggiunge Diolaiti: “La capitozzatura, come tecnica di potatura, tipica della pianura padana, è indicata a fini agricoli e produttivi, per far produrre più foglie o rami possibile, es. in gelsicoltura, o per fare cesti con i salici; non è una tecnica da praticare in città, perché snatura il portamento degli alberi e inoltre provoca ferite, espone di più la pianta a malattie. Purtroppo in molte regioni è una tecnica adottata per risparmiare soldi, potando in modo più radicale e contenendo di più la pianta, ma le conseguenze sono negative; sul sito dell’associazione abbiamo fatto una sezione per richiamare tutti a non usare questa tecnicasul sito dell’associazione abbiamo fatto una sezione per richiamare tutti a non usare questa tecnica

L’intervento (52 minuti) si può ascoltare in streaming al seguente link:

http://www.radiocittadelcapo.it/archives/adattamenti-gli-alberi-le-citta-e-il-surriscaldamento-globale

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