Gli atti del convegno sulle alberature stradali svoltosi a Cervia

La Tenuta di San Rossore si estende su una superficie di 5.855 ettari, compresa tra i fiumi Serchio ed Arno, e solo 4.606 ettari appartengono alla ex Tenuta Presidenziale (Paglialunga, 1999). Amministrativamente fa parte del demanio regionale ed è gestita, su delega, Rossore-Massaciuccoli. Il nome San Rossore sembra derivi da un martire cristiano, S. Lussorio, ucciso in Sardegna durante l’impero di Diocleziano, le cui spoglie vennero trasferite a Pisa nel 1080 e poste in una chiesa che esisteva lungo la riva destra dell’Arno nei pressi dell’attuale località Cascine Nuove. Da allora la chiesa e la selva circostante presero il nome del santo, e con il passare degli anni assunse la dizione ancora oggi usata.

Nel corso dei decenni, la Tenuta subì modifiche della proprietà, dai Medici ai Lorena (nel
XIV secolo fu eseguita la rettifica del percorso del fiume Arno tra Cascine Vecchie e la località Bufalotti, mentre nei primi anni del XVII secolo ne fu spostata a nord la foce). Fin quando i Medici governarono Firenze fu destinata principalmente a pascolo brado e a caccia. Una curiosità: nel 1622 Ferdinando II inserì alcuni esemplari di dromedari che si ambientarono bene nella tenuta. Dal 1789 il governo lorenese sfruttò i boschi della Tenuta per fornire di legname la Marina Militare e il porto di Livorno, conciliando l’attività venatoria con la crescita di alberi adatti per le costruzioni. Pietro Leopoldo continuò il programma di taglio e rinnovo dei boschi, il riassetto idraulico e la bonifica delle zone palustri, l’organizzazione viaria e la costruzione di nuovi edifici. Questo lavoro come quello proseguito dai Savoia portò la Tenuta a come la si può osservare ancora oggi.

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