Il Commercio Di Olivi Una Questione Di Sensibilità

E’ ormai un dato consolidato tra i cittadini che sia compito dello Stato tutelare i beni naturali di interesse paesaggistico-ambientale.
A fronte della maggiore sensibilità e consapevolezza collettiva che considera l’albero sia un bene ambientale ma anche un elemento culturale di identità storica, si deve constatare che a livello nazionale, dal punto di vista legislativo, il bene albero non esiste.
Infatti leggendo la recente legislazione in materia di beni paesaggistici e culturali: il codice dei beni culturali e del paesaggio, Decreto Legislativo n°42/04 così come integrato e corretto anche dai decreti leg. n°156 e n°157 del 2006, è possibile constatare che il sostantivo ALBERO non viene mai citato e di conseguenza non compare alcun intervento di salvaguardia.
Sempre a tale riguardo negli ultimi anni si è sempre più sviluppata la “moda“ di mettere a dimora, utilizzando la tecnica dei grandi trapianti, piante a “pronto effetto” di medie/grandi dimensioni che sono in grado di dare subito lo scenario paesaggistico desiderato dal progettista. Certamente questo tipo di soluzione poteva e può essere molto valida in situazioni particolari dettate dalla necessità di mitigare gli effetti dell’impatto di un intervento antropico oppure dalla volontà di salvare soggetti arborei altrimenti destinati all’abbattimento per poter realizzare un intervento edilizio e contestulmente salvare il patrimonio arboreo esistente.
Purtroppo però a questo tipo di necessità particolari, molte volte ci si trova di fronte ad un uso “consumistico” di tali tecniche di intervento che ormai hanno portato a vedere i soggetti vegetali privi completamente di anima e spirito di vita quasi fossero degli elementi di arredo a “pronto effetto”.
Questo tipo di approccio lo si può visivamente percepire soprattutto quando si vanno a visitare le fiere del verde dove con “orgoglio” le varie ditte mostrano la possibilità di mettere a dimora piante centenarie come gli olivi o le sughere.
Siamo di fronte a una situazione grottesca, da un lato nei centri abitati i cittadini non vogliono che si proceda alla sostituzione di piante “pericolose” dall’altro appena fuori porta si assiste al commercio di piante di età centenaria di vere e proprie opere d’arte testimoni del rapporto uomo natura senza che nessuno rifletta su quanto succede.
Se è vero che il patrimonio paesaggistico di una nazione è dato dagli elementi significativi del rapporto culturale tra elementi naturali e presenza dell’uomo, è anche vero che gli olivi di grandi dimensioni dovrebbero essere considerati non solo patrimonio ambientale, ma anche culturale dato appunto da centinaia d’anni di gestione e coltivazione da parte dell’uomo.
In quest’ottica consultando il decreto legislativo n°42/04 si scopre che:
L’art.2 in attuazione dell’art.9 della Costituzione, definisce che il patrimonio culturale nazionale è costituito da beni culturali e beni paesaggistici, ma nelle definizioni dei due beni (agli artt. 10,11,131,134 e 143) non viene citata la componente arborea.
Inoltre il quadro applicativo delle leggi regionali e provinciali si ferma alla sola individuazione di puntuali elementi arborei di pregio “definiti alberi monumentali” con indicazioni sommarie in merito alla loro catalogazione, tutela e manutenzione. Ciò comporta per esempio che realtà tipiche del paesaggio agricolo italiano caratterizzato per esempio dai filari di gelso, dalle siepi a“campo chiuso”, dai paesaggi collinari di olivi e cipressi e dei filari di pino marittimo, stiano lentamente, ma inesorabilmente scomparendo dal patrimonio culturale ed ecologico nazionale.
E’ chiaro che siamo di fronte ad una “LACUNA LEGISLATIVA” che non considera l’elemento vegetazionale più importante del paesaggio italiano: l’albero.
Per questo motivo sarebbe bene che il mondo culturale ed universitario nonchè le associazioni tecniche come la nostra, si impegnassero con azioni di promozione.

 

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