Scheda: La piralide del bosso (Cydalima perspectalis)

Le siepi delle nostre città sono da diversi anni state prese di mira dalla piralide del bosso, una larva di farfalla che le divora letteralmente.

CENNI STORICI

La piralide del bosso – Cydalima perspectalis  – è un parassita di origine asiatica, comparso per la prima volta in Italia nel 2010 in Veneto. Questo lepidottero, passando per la Svizzera (primo ritrovamento nel 2008 nella Regione di Basilea), sta espandendo il suo areale di diffusione allargandosi progressivamente in tutto il Nord, dalle zone di confine sino alla pianura, arrivando nel 2010 nel Veneto, nel 2011 in Lombardia, nel 2012 in Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Marche, nel 2012-2013 in Piemonte, nel 2013 in Sicilia, dal 2015 in Campania, dal 2014-2016 in Liguria.

PATOGENO E PIANTE OSPITI

Le larve mature – lunghe fino a 4-5 cm – hanno capo nero, torace e addome verde giallastro con punti neri. La pupa è di colore verde chiaro con macchioline brune. L’adulto ha un’apertura alare di circa 4 cm. La forma tipica è bianca, con ali orlate in marrone, ma può esistere anche una forma melanica.

Le sue larve si sviluppano esclusivamente sulle piante di Bosso (Buxus spp.) nutrendosi di foglie, dei germogli e dei rami, causando gravi danni estetici e fisiologici in vivai e sulle siepi dei giardini all’Italiana e sul bosso sia in vaso, che in terra. Le specie particolarmente sensibili all’infestazione risultano Buxus sempervirens, B. sinica, B. microphylla e B. microphylla var. insularis. Si tratta della tipica specie ornamentale del giardino all’italiana, utilizzata soprattutto per la realizzazione di siepi, bordure e, attraverso le tecniche dell’arte topiaria, sculture vegetali in parchi di castelli e dimore storiche, giardini pubblici e privati, aree cimiteriali.

Come spesso avviene per organismi non autoctoni di recente introduzione, l’assenza di antagonisti naturali, presenti invece nelle zone di origine, permette un forte incremento della popolazione del fitofago esotico, la cui diffusione, oltre al volo attivo degli adulti, può essere agevolata su lunghe distanze anche dal commercio di piante provenienti da vivai infestati.

L’inverno mite e l’assenza di gelate prolungate ne favoriscono lo svernamento. L’insetto ha una voracità tremenda, tanto che in poche ore può far sparire decine di metri di cespuglio: lo sviluppo di più generazioni e l’elevato numero di uova deposte, in assenza di limitatori naturali specifici, consente lo sviluppo di attacchi molto intensi a carico della pianta ospite. Nell’arco di pochi giorni intere siepi possono disseccare in conseguenza dell’attività trofica delle larve, passando dal caratteristico colore verde intenso a una desolante colorazione marrone.

MODALITA’ DI CONTRASTO DEL FENOMENO

La gravità dei danni che lo sviluppo delle larve di C. perspectalis è in grado di arrecare richiede un  attento e costante controllo delle piante di bosso nel periodo di attività dell’insetto, dalla primavera all’autunno. Solo agendo tempestivamente, alla comparsa dei primi sintomi, si può contenere l’estendersi dei disseccamenti. E’ inoltre possibile, intervenendo contro i primi stadi larvali, più sensibili, utilizzare insetticidi a minor impatto ambientale (Bacillus thuringiensis var. kurstaki e var. aizawai, regolatori di crescita). Nel caso di attacchi precoci primaverili, sostenuti da larve svernanti, queste sostanze attive potrebbero risultare non sufficientemente efficaci.
Oltre a ripetere il trattamento a distanza di qualche giorno, in queste situazioni si può in alternativa ricorrere all’utilizzo di prodotti ad elevata azione di contatto (es. piretroidi), impiegabili anche su stadi larvali più avanzati e sugli adulti.
E’ consigliato l’uso anche di trappole a feromoni, per arrivare tempestivamente a conoscere le località dove le farfalle sono presenti e limitare i danni, colpendo le larve giovani con insetticida a base di B.t.k..

Mentre per la difesa di piantine in vivaio non ci sono particolari limitazioni, per quanto riguarda i trattamenti insetticidi su piante in ambiente urbano va ricordato che è ammesso solo il ricorso a sostanze attive a ridotta tossicità, inquadrate come NC (non classificate) o I (irritanti). E’ inoltre consigliabile delimitare le aree sottoposte a trattamenti fitosanitari e predisporre specifici avvisi al pubblico. Si ricorda infine il divieto, in alcune regioni, di trattare con insetticidi nel periodo di fioritura, che per il bosso in genere cade tra aprile e maggio, per salvaguardare gli insetti pronubi (L.R. Regione Piemonte 3 agosto 1998, n. 20).

Una sperimentazione è in corso da inizio 2018, in Regione Piemonte: il Settore Fitosanitario e il Settore Biodiversità e Aree Naturali), insieme ai Dipartimenti DISAFA e il DIBIOS dell’Università di Torino e al Parco naturale Alpi Marittime, stanno trattando con il Bacillus thuringiensis intere porzioni di territorio con presenza di bosso. “Il tentativo, afferma il funzionario regionale, è quello di salvare dalla Piralide almeno alcuni lembi di vegetazione, in attesa di competitori naturali”.

BIBLIOGRAFIA

  • Giovanni Bosio, Francesco Gremo – Settore Fitosanitario Regionale Regione Piemonte, Rivista Agricoltura n. 83/2014
  • Catellani, Manfredini, Servizio Fitosanitario Regionale Regione Emilia Romagna, pieghevole sulla Piralide del Bosso
  • Comune di Bologna, Iperbole Rete civica
  • Pietro Bianco, Carmela Cascone, Lorenzo Ciccarese, Dipartimento Difesa della Natura, ISPRA, 2017
  • Servizio Fitosanitario Regione Campania, 2015

 

 

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