Mezzo secolo di giardini pubblici: successi e fallimenti, quale futuro.

Noi Italiani siamo da sempre sensibili ed amanti della natura in generale.
In questa natura ci sono anche i giardini pubblici e privati, le piazze e viali alberati, tutto quanto insomma fa parte del PATRIMONIO VERDE che circonda le nostre case e le nostre città. Verde privato ma anche pubblico, ammirato dal mondo, ricco di tanti secoli di storia: i primi viali alberati di Roma sono della metà del ‘600; il primo giardino pubblico di Milano risale al 1780 ca. ecc. ecc.
Avevamo creato la CULTURA DEL GIARDINO. Cultura con la C maiuscola, cultura che in natura è amore, è gioia, è passione, è conoscenza profonda in tutto il suo essere. Questa Cultura ha portato in tutta Europa i giardini all’italiana, alla francese, all’inglese. Tutte idee partite dall’Italia, portate all’estero da persone colte e fantasiose, che sapevano apprezzare le realizzazioni dell’allora splendido mondo verde ornamentale italiano.
Oggi ci accorgiamo che questo verde meraviglioso, in Italia, è quasi scomparso, forse è descritto solo nei libri. Ci accorgiamo pure che il nuovo verde, pubblico e privato che sia, non è più bello come quello di un tempo.

Visto che il degrado c’è, vediamo di analizzare i motivi che ci hanno portati all’attuale situazione.
Da circa un secolo, la rivoluzione industriale europea ha colpito anche città e campagne della nostra bella Italia. La costruzione di fabbriche, la meccanizzazione generalizzata anche in agricoltura ha spostato dall’attività rurale a quella industriale un enorme numero di lavoratori della terra che vivevano a stretto contatto con la natura. E nell’ultimo mezzo secolo questa situazione si è estremizzata. Si è eliminata di fatto la PROFESSIONE di contadino e quindi anche del giardiniere. Questi uomini nati nel mondo vivo e vitale della natura, che è tutto un mondo d’amore, sono passati a un mondo artificiale, senza calore e senza amore.

Questo è il punto fondamentale del nostro discorso.
UOMO DELLA TERRA = AMORE PER LA NATURA: amore inconscio, assimilato giorno dopo giorno.
E’ una simbiosi tra l’uomo ed il suolo, gli alberi e arbusti, erbe dei prati, acqua, pioggia, nuvole, vento, animali dai più piccoli ai più grandi ecc. ecc.
Questo è il “mondo – natura” in cui nasce il “bambino contadino”: è nel periodo giovanile che si imparano con estrema facilità i nomi ed i metodi di cura e coltivazione delle piante perché tutto è visto, anche se inconsciamente, con gli occhi dell’amore per la natura.
E ad una certa età, il bambino cresciuto può diventare APPRENDISTA GIARDINIERE.
Era l’apprendistato che, fino a qualche decennio fa, forgiava i futuri “artisti giardinieri”.
Sì, perché IL GIARDINIERE E’ UN ARTISTA che lavora con la natura ma che non abusa mai del suo potere per ferirla, per maltrattarla.
Negli ultimi decenni questi giardinieri sono diventati molto rari ed i risultati si vedono nei giardini, nei viali alberati e nel verde ornamentale in generale.
E’ un bel problema e certamente non si risolverà solo con gli innumerevoli convegni annuali ed i tanti corsi di specializzazione, anche se utili per certi versi, ma sempre solo teorici.
E’ necessario ridare la giusta importanza alla “SCIENZA”