Qualcuno disse che “ il male non è quello che alcune persone fanno, ma l’indifferenza di quelle che non fanno niente per contrastarlo”.
Da questa frase e soprattutto da quello che con passione ho cercato di diffondere nella mia vita professionale nel settore agricolo, del verde urbano e soprattutto in qualità di socio dell’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini, sento il dovere di commentare quanto accaduto.
Quanti incontri, convegni, aggiornamenti tecnici, sono stati fatti sul tema delle potature… Eppure ancora oggi assistiamo ad uno scempio e danno ambientale perpetrato da amministrazioni pubbliche che senza un minimo di cognizione tecnica si approcciano alla potatura delle alberature urbane.
La prima cosa da chiedersi è: chi è stato ad autorizzare questo scempio? I lavori sono stati eseguiti in economia oppure è stato fatto un appalto e pertanto spesi soldi pubblici?
Altra domanda da porsi è quale sia stata la necessità di una potatura così drastica, una vera e propria capitozzatura, considerando che le piante di tiglio sono posizionate all’interno di un parco urbano?
Un terzo appunto potrebbe essere fatto sul periodo di esecuzione di questa potatura; considerato che le piante hanno iniziato a vegetare, quale sarà la loro reazione per sopperire ai drastici tagli che hanno subito?
L’ignoranza e l’arroganza è arrivata ad un punto tale che non si accetta più il confronto dialettico sul da farsi escludendo addirittura un supporto agronomico o una supervisione sui lavori.
Non è la prima volta che vediamo tali scempi, però ci poniamo il problema delle alberature solo quando queste si schiantano e, più o meno rovinosamente, provocano danni alle cose o alle persone.
Mi pongo una ulteriore domanda: quale sarà il futuro di questa pianta? Tutto ciò che resta delle due branche mozzate è l’emblema del “ me ne frego”…

Un pensiero deve essere rivolto anche a coloro che sono stati gli artefici di questo scempio, oltre alla motosega ed al cestello hanno mai avuto il piacere di leggere un trattato sulla potatura o partecipato ad un corso di formazione?
Siamo arrivati all’esasperazione che per utilizzare un qualsiasi attrezzo o macchinario, dalla motosega al cestello, dal trattore al decespugliatore, che necessita di un corso di formazione e di un patentino, ancora non esiste l’obbligo di un albo professionale degli operatori addetti alla manutenzione del verde.
Quale futuro ci aspetta o, più precisamente, quale futuro spetterà agli alberi, unici esseri viventi che hanno la peculiarità di rendere possibile la vita sulla terra, capaci di migliorare la qualità della vita degli esseri animali, compreso l’uomo, che su questa terra vivono?
Un appello sicuramente dovrebbe essere fatto ai Sindaci ed alle Amministrazioni, sensibilizzandoli sul fatto che gli alberi sono un bene comune e come tale devono essere tutelati,
cercando di essere meno presuntuosi e tuttologi su un settore molto delicato, ma sempre di maggiore interesse in considerazione dei benefici che gli alberi hanno sull’ambiente, sulle persone e sui cambiamenti climatici che stanno incidendo sui nostri territori.
La Regione Marche ha una Legge (N. 6/2005) a tutela dei boschi, degli alberi e delle siepi, con sanzioni per chi non la rispetta. Mi chiedo: chi dovrebbe controllare e sanzionare dove era e cosa ha fatto?

Ritengo che il costo sostenuto per una potatura profondamente errata non sia molto differente da una potatura meno cruenta e più dignitosa, che consenta ad un albero di essere definito tale, laddove sono distinguibili il tronco, i rami principali, quelli secondari e le varie ramificazioni; che esempio ed insegnamento diamo ai nostri cittadini.

Giuseppe Salvucci

